La pop(ular) culture

e la creazione di uno spazio pubblico globale

A partire dagli anni Sessanta del Novecento, i mezzi di comunicazione di massa hanno iniziato a far circolare un’ampia serie di prodotti culturali (ma, al tempo stesso, commerciali) che hanno trasformato l’immaginario collettivo creando un’omologazione delle idee e dell’agire sociale come mai era successo prima nella storia. La musica pop(ular), le produzioni cinematografiche e televisive, la serialità a cartoni animati dedicata a bambini e adolescenti si sono rivelati strumenti antropogenici in grado di modificare significativamente la natura umana. La circolazione di questi prodotti – facilitata dall’affermazione del world wide web – ha avuto un ruolo di primo piano nella formazione di comportamenti e idee che, evolvendosi sotto traccia, nel XXI secolo sono divenuti fattori in grado di modificare profondamente le società. La circolazione di questi prodotti ha dischiuso lo spazio globale al di là delle categorie di nazionale e internazionale creando, come ha notato Ulrich Beck, un «nessun luogo» egemonizzato dalla televisione e da Internet. Il risultato è stato l’emersione di nuove idee/ideologie (si pensi, ad esempio, all’ambientalismo in tutte le sue declinazioni) e di una complessa serie di dinamiche (ancora, la globalizzazione di una serie di diritti individuali) bidirezionali in cui il globale finisce per diventare locale e viceversa.

Il volume raccoglie le proposte selezionate da Federico Paolini, curatore della call for papers:

Call for papers

2. Zenit
scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche

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